Opere premiate 2014 – Filmati/video

PREMIO FILMATI-VIDEO – 9^ edizione 2014

 

SEZIONE ANTROPOLOGICA

 
Menzione speciale a Still di Matti Bauer

La motivazione della giuria:
Per l’accuratezza e la partecipazione dell’indagine di gesti, situazioni, figure, paesaggi e per l’originale qualità visiva raggiunta attraverso la scelta del b/n. Per l’intensità dell’adesione alle vicende individuali e di un microcosmo sociale e ambientale (legate alla crisi e trasformazione dell’agricoltura montana e dell’allevamento) e per le emozioni che riesce a trasmettere allo spettatore. In questo film l’ardimento è del quotidiano, la spettacolarità è quella delle cose comuni. Anche per questo si segnala rispetto alle molte altre opere in concorso.

 

Il 1° posto al documentario Libros y nubes (Libri e nuvole) di Pier Paolo Giarolo, girato in uno sperduto villaggio delle Ande Peruviane.

La motivazione della giuria:
Delicato affresco poetico sulla vita delle popolazioni dei villaggi disseminati tra le montagne peruviane, compiuta attraverso il racconto dell’iniziativa delle biblioteche rurali. Poche decine di libri vengono trasportati in decine di ore di cammino lungo i sentieri delle Ande, di villaggio in villaggio “come strumento per coltivare la mente, così come sono le zappe per la terra”, come dice l’insegnante di scuola che se ne fa promotore. Lo stile di vita sobrio, strettamente legato ai ritmi della terra e alla cura degli animali da pascolo, il portamento dignitoso e sereno nello svolgimento del lavoro, che emergono nelle esistenze di queste popolazioni montane sono resi con grande adesione e felice immediatezza espressiva. Sullo sfondo rimangono le vicende di sfruttamento delle miniere d’oro della regione, per l’arricchimento di quei pochi che depredano terre meravigliose, mutando così i primordiali ed equilibrati cicli della natura.

 

Al 2° posto The Boy Who Flies, del giovane venticinquenne regista canadese Benjamin Jordan che ha intrapreso un viaggio in Malawi per insegnare ad usare il parapendio ad un giovane africano.

La motivazione della giuria:
Il film documenta il sogno di Benjamin Jordan, venticinquenne canadese originario della British Columbia che intraprende un viaggio in Africa, in Malawi, con lo scopo di insegnare il parapendio a un ragazzo della sua età incontrato per caso in un villaggio africano. Girato con pochissimi mezzi dallo stesso protagonista-narratore, apparentemente soltanto con una Go-Pro, il film restituisce passo su passo un’avventura vera coinvolgendo e suscitando emozioni attraverso quelle dei protagonisti e soprattutto del ragazzo africano che si presta alla sfida. La forte carica vitale e lo
spirito altruistico e disinteressato nel trasmettere ai ragazzi e bambini africani la curiosità verso il volo esprime al tempo stesso l’incontro felice e pacifico tra uomini di diverse culture ma di sogni comuni.

 

Al 3° posto La passione di Erto di Penelope Bortolussi, documentario che racconta la preparazione della Sacra rappresentazione che ogni anno si volge a Pasqua nel paesino delle Dolomiti Friulane.

La motivazione della giuria:
Il documentario racconta la preparazione della Sacra rappresentazione che ogni anno si volge durante il periodo pasquale a Erto, tra le Dolomiti Friulane. In quei luoghi notoriamente segnati dalla immane tragedia del 1963, rievocata attraverso l’efficace montaggio di spezzoni di documentari girati da grandi registi durante la fase di costruzione della diga del Vajont, tale rappresentazione costituisce un segno di continuità di vitale importanza per la piccola comunità ertana, alla cui preparazione e realizzazione partecipa tutto il paese. Pur con qualche lentezza, il film dimostra una eccellente capacità di fusione di fonti antiche e contemporanee, nella fotografia e nella narrazione.

 

 

 
SEZIONE ALPINISTICA

 

Nella sezione Alpinistica trionfa invece The last Great Climb dell’inglese Alastair Charles Lee.
La motivazione della giuria:
Spettacolare récit d’ascension della spedizione alpinistica in Antartide di un team britannico guidato dall’alpinista Leo Houlding. Il film racconta la scalata alla cresta/ spigolo nord est del Monte Ulvetanna – Dente di Lupo – che sorge nel mezzo del deserto antartico. Il film, girato contestualmente alla scalata compiuta a cavallo tra il 2012 e il 2013, per quanto realizzato grazie a un importante sponsor e ampi mezzi è apprezzabile soprattutto tecnicamente per le condizioni di estremo isolamento e di freddo intenso in cui è stato girato e per l’alta qualità della fotografia, coadiuvata da un sapiente montaggio che fa vivere dall’interno l’avventura, grazie all’alternanza di campi ravvicinati, campi lunghi e riprese dall’alto.

 

Alle sue spalle si è piazzato Silbergeier di Vladimir Cellier.
La motivazione della giuria:
Silbergeier è il nome di una delle tre più difficili vie di arrampicata sportiva a più tiri della cosiddetta Trilogia delle Alpi ed è stata aperta nel 1993 nella catena del Rätikon, nelle Alpi Retiche della Svizzera. Il film illustra quella che è stata la prima salita femminile, compiuta dalla svizzera Nina Caprez, all’epoca venticinquenne e lo fa trasmettendo la filosofia sorridente, la leggerezza e l’autoironia della protagonista nel proporsi questo obiettivo e nell’affrontare difficoltà elevate, con uno stile molto femminile. Questo stile viene controbilanciato, anche attraverso sporadici e giocosi inserimenti di computer grafica, dalla visione distratta e disincantata del personaggio maschile, in un’altalena di accenti, che passano dalla tensione del gesto atletico di lei, alla sonnolenta pacatezza di lui.

 

Terzo gradino del podio infine per Rock Petzl Trip China di Vladimir Cellier.
La motivazione della giuria:
Il film ha per tema il raduno di arrampicata sportiva che il noto marchio francese di attrezzature per l’alpinismo organizza ogni anno in luoghi del mondo ameni e raramente abitati. È il caso di questo film ambientato in Cina, all’interno del Getu River National Park, una delle ultime aree della Cina aperte al turismo occidentale: qui uno straordinario arco naturale di calcare diventa il punto di ritrovo di centinaia di arrampicatori. Da mero resoconto del raduno, il film si trasforma, grazie anche ad un montaggio originale e giocoso, in racconto del luogo e del clima di allegria e leggerezza che i climbers condividono sospesi su straordinarie strutture di roccia, intramezzandole con brevi descrizioni dei contadini dei villaggi circostanti e delle loro attività. A questa originalità contribuisce anche l’impiego della musica tradizionale cinese come colonna sonora, rielaborata in stile rap.