Opere premiate 2020

PREMIO CORTOMONTAGNA 2020 – 6^ edizione

 

La 6^ edizione di Cortomontagna a causa della pandemia è stata proposta esclusivamente online. Gli incontri virtuali sono stati trasmessi in diretta sulla pagina Facebook del premio. Le registrazioni degli appuntamenti sono e saranno liberamente disponibili su Fb e sul canale YouTube di Leggimontagna-Cortomontagna.

 

Tre gli appuntamenti, a partire da giovedì 3 dicembre con la presentazione del film GEOLOGIA & GENIOLOGIA: un inconsueto dialogo fra Michele Gortani e Leonardo Da Vinci, scritto da Carlo Tolazzi, con la regia di Federico Gallo, realizzato in occasione del 500° anniversario delle morte del genio toscano.
Venerdì 4 dicembre uno straordinario incontro con il regista Deon Taylor e il direttore della fotografia Dante Spinotti in collegamento dalla California: una finestra virtuale sul cinema americano contemporaneo, un colloquio incentrato su come si può comunicare con la forza del linguaggio cinematografico il proprio pensiero e il valore della dignità umana, su come si può combattere a favore del rispetto per il prossimo anche in questo ambiente molto particolare.
Infine sabato 5 dicembre si è svolta la premiazione della 6^ edizione del concorso dedicato ai cortometraggi di montagna, che quest’anno ha avuto in prima battuta più di 700 opere iscritte, 147 delle quali ammesse a concorso, 43 finaliste. La giuria, composta da Dante Spinotti (presidente), Annalisa Bonfiglioli, Lorenzo Codelli, Federico Gallo, Sara Martin, Livio Jacob e Gabriele Moser ha assegnato tre premi pari merito a: Zeppelinskiing di Stefan Ager, Edda De Crignis di Marco Singh, Life evolution ecology – Genesys di Antonio Pesce.
Tre anche le menzioni speciali: Francesca di Lisa Battocchio, Nature without Borders (Natura senza confini) di Tadej Gorzeti, Gli Abeti di Nord Est. La Tempesta Vaia degli studenti dell’IPSS “Bartolomeo Montagna” di Vicenza.

 

Qui di seguito le motivazioni.

 

Vincitore
Zeppelinskiing di Stefan Ager (Austria)
Il Premio va al film Zeppelinskiing per aver saputo coniugare magistralmente il sogno romantico del volo su un dirigibile con la spettacolarità di una prima assoluta, dove la bellezza stupefacente delle montagne fa da palcoscenico alle abilità tecniche e fisiche di tre atleti (due sciatori e uno snowboarder). Mozzafiato Ia calata in corda doppia, adrenalinica la discesa su sci e snowboard. Si vola con le immagini e la fantasia grazie ad un’impresa non convenzionale”.

Winner
Zeppelinskiing by Stefan Ager (Austria)
Jury statement:
The Jury awards Zeppelinskiing for masterfully combining the romantic dream of airship flight with the spectacular look of absolute novelty, where the mountains’ stunning beauty is the stage for the technical and physical skills of the three athletes (two skiers and one snowboarder). The rappelling is breathtaking, the descent on skis and snowboard is an adrenaline rush. This unconventional feat takes you high with its images and lets your imagination fly.”

 

Vincitore
Edda De Crignis di Marco Singh (Italia)
Il Premio va al film “Edda De Crignis” per aver saputo raccontare con semplicità e spontaneità la vita e il lavoro duro di una donna di montagna; un linguaggio piano e volutamente scarno si accosta e contemporaneamente si specchia alla narrazione di un personaggio estremamente forte con un’esperienza di vita singolare. Il cortometraggio, attraverso un dialogo semplice e diretto con la protagonista, svela la profonda relazione tra la donna e la natura, valorizzando il paesaggio carnico e la relazione dell’allevatrice con i suoi animali attraverso un linguaggio visivo pulito e una struttura narrativa mai accondiscendente.

 

Vincitore
Life evolution ecology – Genesys di Antonio Pesce (Italia)
Il Premio va al film “Life Evolution Ecology – Genesis” per aver saputo descrivere, attraverso una sequenza di immagini suggestive, i fenomeni naturali del pianeta Terra che condizionano da sempre le sue sorti. Il ritmo incalzante e il montaggio veloce e dinamico – accompagnati dalla voce narrante che guida lo spettatore attraverso la storia del destino del paesaggio terrestre – offrono una riflessione profonda sulla responsabilità dell’uomo nei confronti della natura.

 

Menzione speciale
Francesca di Lisa Battocchio (Italia)
Il filmato si incentra sull’esperienza di Francesca, una ragazza che ha scelto di vivere in malga a stretto contatto con la natura.
Realizzato con un ritmo lento e con immagini essenziali, il cortometraggio, emotivamente pregnante, mette in luce l’impatto che provoca sull’uomo il ciclo naturale della montagna, povero, solitario e a tratti aspro.
Nel racconto la protagonista evidenzia il suo particolare rapporto con i paesaggi in quota: una relazione tanto vitale quanto leale e paritaria.
Il significato può considerarsi universale: con la montagna l’essere umano riesce a instaurare una spontanea complicità capace di alleviare le sofferenze.

 

Menzione speciale
Nature without Borders (Natura senza confini) di Tadej Gorzeti (Slovenia)
La menzione della giuria va a ‘Natura senza confini’, un cortometraggio che nonostante l’impronta documentaristica e istituzionale emoziona con la magnificenza unica e inconfondibile dei paesaggi e della natura delle Alpi e Prealpi Giulie, resi con straordinarie riprese realizzate con grande impegno di energie. Ambientato sia sul versante italiano del Parco delle Prealpi Giulie che su quello sloveno del Parco del Triglav, il film ci mette di fronte alla potenza dell’elemento naturale e al concetto relativo e aleatorio di confine inteso come costrutto umano e geografico.

Special mention
Nature without Borders (Natura senza confini) by Tadej Gorzeti (Slovenia)
Jury statement:
The jury would like to give a Special Mention to Nature without Borders, a short film that, despite its documentary and institutional imprint, moves the viewer with the unique and unmistakable magnificence of the Julian Alps and Prealps landscapes, captured here with extraordinary energy. Set on both the Italian side of the Julian Prealps Park and the Slovenian side of the Triglav Park, the film confronts us with the power of nature and with the relative, aleatory concept of ‘border’ as a human and geographical construct.

 

Menzione speciale
Gli Abeti di Nord Est. La Tempesta Vaia degli studenti dell’IPSS “Bartolomeo Montagna” di Vicenza Riccardo Dalle Rive, Gianni Meneghini, Daniele Pavan, con collaborazioni esterne, coordinati da Annalisa Scapin e Alberto Rigno (Italia)
Il cortometraggio è realizzato da studenti dell’Istituto tecnico “Bartolomeo Montagna” di Vicenza coordinati da insegnanti supervisori, in collaborazione con diverse figure professionali esterne. Gli studenti hanno curato le riprese e il montaggio, ma soprattutto si sono messi in gioco e hanno sperimentato cosa significa esprimersi con il linguaggio cinematografico, tradurre in immagini la narrazione a parole di un Autore.
Il risultato è ancora acerbo, ma dimostra la passione per il futuro mestiere.
L’opera riceve la menzione anche “Per non dimenticare…” la tempesta Vaia del 2018, come viene dichiarato alla fine del film, esortazione che sottende un appello a favore della salvaguardia dell’ambiente.

Opere premiate 2020

PREMIO LETTERARIO – 18^ edizione 2020

 

SEZIONE SAGGISTICA

 

La giuria ha assegnato il Premio speciale alla carriera ad Annibale Salsa.
Quest’anno era in concorso a Leggimontagna il suo ultimo libro I paesaggi delle Alpi. Un viaggio nelle terre alte tra filosofia, natura e storia (Donzelli Editore)
La motivazione della giuria:
Questo non è soltanto il premio a un libro di grande interesse e qualità, ma è anche l’omaggio a un personaggio che della tutela della montagna e soprattutto di coloro che vi vivono ha fatto la traccia di un’intera vita di studio, insegnamento, ricerca e divulgazione. Annibale Salsa, con mirabile sintesi ricostruisce la dinamica storica che si è realizzata nell’area alpina con l’interazione fra ambiente e uomo. Da tutto questo non possono non uscirne le basi per una riflessione etica sulle pratiche che sarebbero necessarie per garantire continuità di vita a uno spazio fragile di natura come quello della montagna, che da decenni è stato segnato dallo sfruttamento irresponsabile a fini di profitto in alcune aree e dallo spopolamento e dall’abbandono in altre. E anche questo libro, come l’intera produzione non soltanto letteraria di Annibale Salsa, non è una denuncia fine a se stessa, ma è un excursus conoscitivo e logico che punta a dimostrare che le terre alte sono un’opportunità irrinunciabile per ritrovare l’equilibrio tra rispetto del paesaggio, sviluppo economico e coesione sociale.

 

Il 1° premio della sezione Saggistica è stato assegnato a L’impero in quota. I Romani e le Alpi di Silvia Giorcelli Bersani (Giulio Einaudi Editore).
La motivazione della giuria:
Una parte di storia poco conosciuta e abitualmente trascurata trova spazio in una monografia scritta ottimamente e di grande spessore per solidità d’impianto e per utilizzo, molteplicità, integrazione e critica delle fonti, ma anche per la capacità di sintesi di una bibliografia complessa e per l’acume criticone nell’analisi dei rapporti complessi tra romani, ambiente e popolazioni alpine. La narrazione non è cronologica, ma tematica e, offre una panoramica organica su quasi sette secoli di storia delle Alpi segnati dai processi di romanizzazione, conquista, controllo del territorio e delle risorse, colonizzazione, acculturazione e integrazione multietnica. Tutto questo porta a indagare, aiutati dalla vivacità dei racconti di avvenimenti e aneddoti, le ragioni strategiche, politiche ed economiche dell’occupazione, lo sviluppo delle relazioni, dapprima conflittuali e poi di avvicinamento e di mescolanza con i popoli già insediati in quota, il mutamento della visione delle Alpi, la correlazione tra aspetti di cultura materiale e strutture economico-sociali, istituzionali e religiose. Ne esce un quadro complesso, ma completo che induce il desiderio di conoscere ancora di più le radici delle culture e delle tradizioni delle nostre terre alte.

 

Al 2° posto a Diego Cason e Michele Nardelli con il volume Il monito della ninfea. Vaia, la montagna, il limite (Lineagrafica Bertelli).
La motivazione della giuria:
Un libro documentatissimo, ma agile, dedicato al tema degli equilibri, dei disequilibri e dei limiti. Un volume militante che nasce dalla constatazione che è ormai impossibile pensare alla realtà della montagna prescindendo da ciò che è accaduto alla fine di ottobre del 2018. Vaia, infatti, non ha lasciato soltanto segni di devastazione; ha inciso in profondità anche su analisi, riflessioni, capacità progettuali, obbligando a riflettere sugli effetti diretti e indiretti del nostro stile di vita e sulle scelte economiche e politiche che lo reggono. Ogni passaggio è sorretto da cifre e statistiche e accompagnato da citazioni mai casuali che rafforzano il concetto che è necessario uno sguardo globale che superi e dia significato alle analisi specialistiche e alla quantità di dati prodotti dai diversi settori della ricerca scientifica e sappia porre le basi per offrirci la capacità di cogliere le interrelazioni fra i fenomeni che caratterizzano gli squilibri ambientali e che possono influire anche su eventi ancor più drammatici come le pandemie.

 

Il 3 ° premio quest’anno non è stato assegnato.

 

La giuria di saggistica ha attribuito anche il Premio speciale “Dolomiti Patrimonio Mondiale UNESCO – Leggimontagna” al volume Via dalla montagna. Lo spopolamento montano in Italia (1932-1938) e la ricerca sull’area friulana di Michele Gortani e Giacomo Pittoni a cura di Alessio Fornasin e Claudio Lorenzini (Forum Editrice Universitaria Udinese).
La motivazione della giuria:
Non è frequente che in un premio letterario di saggistica vengano gratificati con un riconoscimento gli atti di un convegno, ma questo volume costituisce una proposta scientifica e letteraria di alto livello che, in più, ha il merito di affrontare un tema di grandissima importanza, come lo spopolamento della montagna, partendo dall’analisi di situazioni verificatesi nelle Alpi orientali che spesso sono state trascurate dai ricercatori maggiormente attratti dall’apparente maggiore fascino di montagne più conosciute e di località più frequentate dal turismo. Nell’insieme, gli atti offrono un’ottima sintesi critica e interdisciplinare degli studi realizzati a cavallo del secolo sulla montagna friulana, con il pregio di raccordare le indagini recenti alla precedente stagione del Novecento.

 

SEZIONE NARRATIVA

 

Il 1° premio è stato assegnato a Silenzi di Luca Brunoni (GCE – Gabriele Cappelli Editore)
La motivazione della giuria:
Solido nell’impianto, nitido nella scrittura, intricato e intrigante nell’ambientazione e nello sviluppo, il racconto scopre l’inconfessata e universale fatica dei rapporti umani, restituita con toni tra il thriller e il noir.
I timori e i rancori, i pregiudizi e i tabù, vengono fatti emergere e risaltano, proprio perché sottesi a una dimensione montana che, per convenzione, si vorrebbe linda e gioiosa. La dolente vicenda di Greta e degli altri protagonisti del romanzo fa luce anche su una pratica diffusa sino a qualche decennio fa nelle Alpi svizzere, quella dell’affido, intervento di tutela infantile che facilmente degenerava in piaga sociale.

 

2° classificato della sezione è Fronte di scavo di Sara Loffredi (Einaudi Editore)
La motivazione della giuria:
Un romanzo ispirato, nel quale l’autrice ha avuto il non comune pregio di restituire vita e verbo alla montagna attraverso un raffinato gioco di prospettive: ora sublime, ora terrifica, la grande figura ferita si rivela oggetto inanimato, violato suo malgrado dall’ambizione dell’uomo e al contempo soggetto pensante, severa mediatrice che accompagna alla catarsi.
L’affresco del cantiere fa da sfondo all’indagine introspettiva del protagonista, in un crescendo di eventi che alternano il lavoro corale del fronte di scavo, con regole, suoni e velocità sincopate, al suo intimo respiro che a poco a poco, nel tormentato confronto con la natura, si scioglie come i nodi dell’esistenza.
In un delicato chiaroscuro denso di simbolismi, il lettore viene accompagnato alla scoperta di una delle frontiere meno esplorate della narrativa di montagna.
È un racconto originale e coraggioso, sostenuto da un linguaggio asciutto, calibrato, impreziosito da un gergo tecnico che restituisce verosimiglianza a fatti e personaggi, senza tuttavia soffocare la prosa, che si sviluppa scorrevole e coinvolgente, in un riuscito dialogo fra cronaca e fantasia.
Una storia dal forte valore etico, ricca di spunti per chiunque nutra il desiderio di aprirsi ad una riflessione autentica sul ruolo che la Natura esercita nell’incerta esplorazione della vita.

 

Al 3° posto Lo Sciamano delle Alpi di Michele Marziani (Bottega Errante edizioni)
La motivazione della giuria:
Il romanzo, ambientato nelle Alpi piemontesi, racconta la storia di una famiglia spezzata, antitetica, eppure unita dai legami di sangue, che si interroga sul presente e sulla propria esistenza, in particolare su quella del protagonista, il medico Adrasto, che coraggiosamente sceglie di vivere in montagna, a contatto con la natura, lasciando la tranquilla e stereotipata vita borghese di una moderna Milano. In contrapposizione si delinea l’altra parte del mondo familiare, e in primis quella del fratello Alfio, medico anche lui, delineato attraverso una lente di ingrandimento che mette in luce i limiti, le forzature e i desideri assopiti, mentre fa da sfondo la figura delicata e forte della madre, che vive dall’interno i contrasti della famiglia. Storia di affetti, di sofferte scelte personali e professionali, che lo scrittore mette in campo tramite vari personaggi, che rappresenta con una scrittura piana e scorrevole, ma lucida e articolata, che sa scandagliare nel profondo, capace di far parlare i sentimenti delicati e i drammi interiori. Un bel romanzo di formazione, originale nell’impostazione, rispecchia i temi del contrasto città/montagna e della medicina alternativa, pronto a far riflettere sulle relazioni familiari, sulle scelte personali e sul valore della montagna per il suo valore catartico e rigenerativo.

 

Opera segnalata dalla giuria: Intrecci del tempo presente di Pier Giorgio Gri (Forum Editrice Universitaria Udinese)
La motivazione della giuria:
Una piccola epopea contadina, o, piuttosto, un epicedio acritico e struggente, per raccontare il “secolo breve” nella valle piccola.
La narrazione, nitida e incisiva, forse con un lieve eccesso di metafore intellettuali e di compiaciuti preziosismi, cattura il lettore grazie alla sua successione tesa e fitta, in un aggrovigliarsi bruegeliano (intrecci appunto, casuali quanto obbligati) di figure che non vengono caricate di valori simbolici o didascalici, ma sono semplicemente gente che vive ama, soffre, subisce, se ne va, sparisce, sotto un cielo, quello dell’Arzino, dove prevale il segno zodiacale della diaspora.

 

Opera segnalata dalla giuria: Ancora dodici chilometri di Maurizio Pagliassotti (Bollati Boringhieri)
La motivazione della giuria:
I dodici chilometri che separano Claviere da Briançon sono la “rotta alpina” che gli extracomunitari provenienti perlopiù dall’Africa percorrono per uscire dall’Italia attraverso il passo del Monginevro. Transitano essenzialmente di notte, motivati, inarrestabili, più forti del sentimento di chi li avrebbe voluti inermi in fondo al Mediterraneo, e che dietro il paravento dell’illegalità soddisfa solo un proprio istinto razzista o almeno pauroso della diversità. L’autore racconta fedelmente questo transito, non solo descrivendo le fatiche di chi cerca un futuro per sé e per la propria famiglia, ma setacciando anche le motivazioni di chi, sacrificando la propria tranquillità, si prodiga per rendere meno tragico il bilancio di questa migrazione, civili o guardie confinarie che siano. È un reportage che ha la freschezza di un romanzo e come un romanzo si fa leggere, perché adotta uno stile naturalmente giornalistico, sincopato, con una prosa che acquista sovente il ritmo frenetico dell’informazione attraverso l’uso disinvolto e seducente della metafora.

 

SEZIONE INEDITI

 

1° classificato è il racconto Sedici ore ancora di Marco Pozzali (motto CRODA BIANCA)
La motivazione della giuria:
La storia si muove all’interno della camera 301 di un ospedale. Le ultime ore del padre sono scandite momento per momento. La vita che va spegnendosi è ripercorsa nei modi della memoria, dell’intimità del rapporto filiale. La montagna è il fuori. Rappresenta la continuità della vita, la ricchezza dei colori, il luogo dell’avventura. Sta al di là della finestra, che viene spalancata perché l’aria fredda del novembre ravvivi il corpo del morente. Il dentro e il fuori sono intercalati con sapienza e controllo delle emozioni. Il tempo a ciascuno assegnato diventa il tema centrale che vissuto nel caso ripercorrendo gli attimi finali di una persona cara apre inevitabilmente a riflessioni profonde, al valore degli affetti, al senso dell’esistenza, al teatro nel quale si svolge ogni esistenza.

 

Al 2° posto Giulia Massini con La mia normale (motto Stella Alpina 2020)
La motivazione della giuria:
Storia dalle suggestioni oniriche e gotiche che si muove secondo una regola precisa: ciò che sta fuori di noi è vissuto secondo il nostro profondo sentire. E il protagonista ha scelto di considerare la vita come una forma di espiazione per una colpa forse mai commessa.
Le sue vicende finiscono con il comporre un’allegoria sui generis dell’eterna lotta tra il Bene e il Male, con l’attrazione malefica dell’abisso contrapposta alla timorosa speranza dell’altezza.
La montagna, malgrado la sua bellezza, appare neutrale. Non è salvifica, ma può facilmente trasformarsi in una sorta di “zona grigia” dalla quale si può uscire solo accettando il rischio.

 

Il 3° premio è stato assegnato a Il Socio di Andrea Riva (motto Il socio)
La motivazione della giuria:
L’andar per monti è vissuto come ritorno a una dimensione naturale originaria, come distacco da ritmi insensati di vita, come recupero di un rapporto diretto con l’ambiente. La “lotta con l’Alpe”, tema di molto alpinismo novecentesco, è pertanto ritenuta una sorta di disturbo mentale, una prosecuzione della quotidiana competizione sociale e dei suoi ritmi ossessivi. La montagna non è un avversario, ma scenario da guadagnare con giusta fatica e con rischi anche gravi. Importante per godersi le cime è trovare un “socio” perché raddoppia il piacere e documenta le gioie della conquista. Incontrare alle cinque del mattino di chi torna dalla discoteca mentre si parte per la montagna a parte la reciproca ovvia disapprovazione chiarisce nei modi dell’ironia il diverso senso dell’avventura, la diversa apertura al nuovo. Di questo parla Il Socio sbozzando una narrazione leggera e divertita, proponendo continui spunti di riflessione senza mai pedanteria di sorta.

 

Segnato, al 4° posto, il racconto Che nome vuoi? Partigiano per caso di Cristina De Crignis (motto Bucaneve)
La motivazione della giuria:
Storia partigiana senza retorica e senza eroismi. Il protagonista racconta secondo esperienza diretta il suo 1944 in Carnia. L’anno che per lui fu di scelte drammatiche è confrontato con i modi nei quali la durezza di quegli eventi viene ricordata, ripresa e celebrata negli anni successivi di pace fino ai giorni nostri. La confidenza con la montagna per chi partigiano non poteva non essere si rivelò in senso stretto ragione di salvezza e sopravvivenza.
Scrittura essenziale e documentazione precisa.

 

Segnato, al 5° posto, Domenico Flavio Ronzoni con il racconto Il nido d’aquila (motto Vattelapesca)
La motivazione della giuria:
Con elegante scrittura si rivivono momenti della prima guerra mondiale come guerra fratricida soprattutto per chi combatté sul Gran Zebru o Koenigspitze. I legami di parentela sono riscoperti dai nipoti che risalgono da turisti le vecchie postazioni e rivivono anche con ammirazione il coraggio di soldati alpinisti costretti a confrontarsi con le armi.